" Two Ships "


Mucchio Selvaggio ( n° 300 dal 7 al 13 Aprile '98)

JERICA'S – Two Ships ( Indigena )


“Two Ships” è uno di quei dischi che non possono lasciare indifferenti, di quelli che riescono ad innalzarsi sullo stesso piano delle più celebrate produzioni estere. Le radici del quartetto affondano inevitabilmente nel rumorismo chitarristico di scuola americana, ma il lavoro operato sulla scelta e sulla definizione dei suoni e l'asimmetrica instabilità dalle strutture armoniche lasciano trasparire l'influenza dei più innovati colossi d'oltreoceano. Il primo vero disco di post-rock fatto in Italia? Poco contano i primati e le definizioni di fronte ad un lavoro di tale spessore, alla tensione emotiva che scaturisce dagli episodi meno nervosi – comunque imprevedibili nel loro definitivo sviluppo – come da quelli più dinamici e sferzanti; canzoni tanto sorprendenti da far persino soprassedere sulla scelta ostinata di adottare testi in inglese.

FABIO MASSIMO ARATI.

Music club (n° 75)

JERICA'S “Two Ships”

Provenienti da Catania, i Jerica's propongono un suono molto Newyorkese, se mi si passa il termine, il riferimento più immediato che mi viene in mente è l'attitudine a certe sonorità care ai Blonde Redhead, i nostri riescono a rendere originali riffs di chitarra ora scarni e minimali “Hunchdumb”, ora più tirati “Flood-gate”. Si alternano a linee melodiche di sapore Slintiano, passaggi più tesi di matrice post-rock, anche se il termine appare, a volte, riduttivo. Il CD nei suoi trenta minuti riesce a tirar fuori tutta la forza che questi quattro ragazzi sono in grado di esprimere dal vivo. Chi ha avuto la fortuna di vederli nel recente tour degli Aerial M capirà in pieno quello che sto affermando. Un bel lavoro davvero questo Two Ships, anche perché esce in un momento di crisi del mercato nazionale, se si escludono i lavori di Three Second Kiss, Launderette e pochissimi altri che tengono alto il livello ormai rassegnato al valore di major che detengono il controllo su ciò che si può e ciò che non si può suonare. Polemiche a parte, i Jerica's andranno avanti perché hanno con loro la forza che contraddistingue le persone che possono fare. Da parte mia non ho che da augurargli buona fortuna.

ANDREA ALESSANDRO DI CARLO

ROCKERILLA (n° 212 Aprile 1998)

JERICA'S
“Two Ships”

Partiamo con l'esordio sulla lunga distanza (un CD di una trentina di minuti, dopo la partecipazione alla compilazione “Lapilli”) dei Jerica's, “Two Ships”, che cuce un approccio scarno a sonorità anche corrusche con una propensione per attimi di intensa rarefazione. I tagli melodici di “New View”, i giri stringenti di basso e batteria di “The Confirmation” o le vie implosive di “Flood-gate”, mettono a fuoco scelte di confine tra post-punk e suggestioni sempre più mutanti & deviazioniste. “Play for Us” e “Leaves” si innervano nella nostra memoria per uscirne con molta difficoltà, mentre “Hope” si carica di accenti quasi espansivi; le chitarre di Stefano Garaffa Botta e Carmelo Sciuto si districano tra altalene minimali e momenti colmi di tensione, disegnando un continuo cambio di prospettive. E' in realtà un equilibrio dialettico la chiave di lettura del sound del gruppo, continuo richiamo a forze che serpeggiano un po' dappertutto e trovano catarsi solo momentanee, lasciando così un senso di tensione/accumulazione che elettrizza, proprio nel suo solo accennarsi. La comunicazione emotiva che solca ogni brano disegna una prova dal gusto decisamente superiore.

JOHN VIGNOLA


Mucchio Selvaggio (dal 5 al 11 maggio 1998)
Intervista di Gianluca Polverari

JERICA'S

Domanda forse scontata: chi è Jerica?
Stefano:
In passato ci chiamavamo Jerica's Leaves, ma di quella formazione sono rimasto soltanto io. Il vecchio nome deriva dall'abitudine del cane di un nostro amico, che si chiama appunto Jerica, di masticare ben bene le foglie e quindi di donare a chi più gli era simpatico il frutto del suo lavoro di denti. Con lo scioglimento del gruppo le foglie sono volate via, e con il nuovo organico si è deciso di lasciare solo la prima parte.
La vostra proposta, tra post-punk e noise, è melodica ma anche molto sofferta: da dove avete tratto l'ispirazione per questi suoni?
Suoniamo quello che sentiamo. Indubbiamente nel nostro DNA ci sono le influenze di ciò che abbiamo ascoltato a livello di post punk e noise, come Slint, ma del resto nessuno inventa realmente nulla: ognuno assimila e poi crea qualcosa di "nuovo" su base personale.
Però si tratta di musiche toccanti e ricche di sentimento: qual è il concetto di amore per i Jerica's?
I nostri testi si occupano in effetti d'amore, con forte presenza dell'antitesi amore-odio. "The confirmation", ad esempio, parla della ricerca di conferme all'esterno per confermare se stessi e del non riuscire ad essere indipendenti. Il titolo del CD, "Two ships", va interpretato come due navi che salpano dai rispettivi porti per combattersi, e che combattendosi si danneggiano a tal punto da poter tornare indietro solo aiutandosi a vicenda. Credo il conflitto tra sentimenti contrastanti pervada un po' tutto il lavoro.
Si affrontano anche argomenti di carattere sociale?
"Two ships" nacque all'epoca delle tensioni tra Italia e Albania, che purtroppo sono ancora di attualità: quella della nave dei profughi albanesi affondata nell'Adriatico è stata una vicenda che mi ha colpito molto, nonostante tutti quei morti non si è mai capito bene come sia andata: il nostro brano fornisce un'interpretazione diversa da quelle riferite dai media, ipotizzando lo speronamento volontario da parte della nave italiana. Il nostro "sociale" si lega all'intimismo, le questioni individuali sono anche immerse nella realtà in senso lato... comunque nessuno riuscirà a dare un contributo positivo alla società finchè non risolve in qualche modo il proprio conflitto interiore, il proprio sentimento di guerra.
La musica che ruolo riveste nel processo di acquisizione della sicurezza in se stessi?
Fondamentale, direi. Il gruppo nella sua accezione classica, è già una forma di collaborazione e di dialogo, dove si percorre assieme una strada di crescita personale e dove gli aspetti musicali si ripercuotono sulla vita. Il gruppo è come una famiglia, e suonare serve per crescere anche umanamente.
Raccontaci della vostra esperienza con gli Aerial M.
Bellissima, soprattutto sul piano personale. Abbiamo apprezzato l'umiltà con la quale la band affronta il rapporto con la musica e quel che le sta attorno: una qualità rara, qui in Italia, dove c'è chi si dà un sacco di arie solo per aver inciso un demo. Da loro abbiamo imparato a mettere in primo piano la musica, a diventare dei mezzi attraverso i quali la musica prende vita.
Suonando con gli Aerial M, vi siete potuti confrontare con un pubblico più ampio del solito. Come vi sentivate?
E' stata una tournèe e quindi c'era grande emozione, e tutto ciò è stato utilissimo per poter sperimentare il "mettere la musica in primo piano rispetto a chi suona" di cui dicevamo prima. Se il musicista accantona il proprio ego sicuramente si diverte, e lo stesso capita a chi ascolta. Il concerto diventa un vero dialogo, con un rapporto attivo pubblico-palco.
Come mai "Two ships" ha una copertina così insolità?
Non ci andava di utilizzare la solita scatola di plastica, e in questo modo abbiamo anche avuto l'opportunità di "sperimentare" anche nella grafica. Il disegno è stato realizzato da un nostro amico che è anche componente dei Plank, un altro gruppo della scuderia Indigena.
Progetti futuri?
Abbiamo un discreto numero di nuovi brani, anche abbastanza diversi da quelli di "Two ships". Ci piacerebbe, magari, recuperare il formato 45 giri per alcune di queste nostre nuove proposte.

 

Mucchio Selvaggio - n° 436 (dal 3 al 9 aprile 2001).

JERICA'S

Sonica, Roma, 3/3/2001

Due anni orsono usci per la Indigena "Two Ships", l'esordio discografico dei Jerica's: un piccolo capolavoro dove la band mostrava tutta la sua ispirazione compositiva muovendosi tra ballate scarne ed episodi più sostenuti. Forse il gruppo è il meno "allineato" della ben nota scena noise di Catania: quello che ha voglia di sperimentare sia con violenti fraseggi ma anche con soluzioni emotive e dilatate, cuore e testa che sono una costante anche nelle loro esibizioni dal vivo. Ospiti graditi al Sonica, i Jerica's si avvalgono ora di una nuova sezione ritmica, due preparati musicisti con all'attivo esperienze in gruppi dei calibro di 100% e Cesare Basile. Il concerto, seppur penalizzato dai soliti problemi tecnici, ha comunque evidenziato il forte carisma di questo quartetto e l'intensità delle canzoni - estratte sia da "Two Ships" e sia da un nuovo CD di prossima pubblicazione - si è espressa sempre ad alti livelli con taglienti rasoiate distorte poi attenuate da alchimie dolci e psichedeliche.

GIANLUCA POLVERARI